Articolo Scritto

  • il 11.10.2011
  • alle 10:58 AM
  • da Stefano Olivari

I passi avanti dell’Arabia Saudita

Nessun tatuaggio, nessuna esultanza, possibilmente anche niente calcio. L’Arabia Saudita del 2011 non è una realtà possibile da liquidare in poche parole, ma di sicuro manda segnali preoccupanti sia per il pallone che per l’umanità intera. Poco più di una nota di colore, quelle ‘brevi’ che piacciono tanto ai giornalisti, merita il mufti che ha emesso una fatwa con cui ha vietato ai musulmani di giocare a calcio in quanto si tratta di uno sport inventato dagli ebrei, dai cristiani e in generale dagli infedeli. In particolare il simpatico Abdullah al-Najdi ha vietato ai giovani musulmani di giocare a calcio a meno che non vengano cambiate alcune regole, tipo quella sulla squadre composte da 11 giocatori. Meglio 10 o 12, per differenziarsi dal resto del mondo. Fuori dalle note di colore invece l’ultima impresa della polizia religiosa dell’Arabia Saudita, che ha dichiarato guerra ai giocatori stranieri che amano tatuarsi il corpo. La ‘Commissione per la promozione della virtù e la repressione del vizio’ ha inviato una lettera all’Alta commissione per la Gioventù chiedendo di avvertire tutti i calciatori stranieri che giocano nel campionato saudita di coprire tutti i loro tatuaggi prima di scendere in campo, pena la prigione. Alla base del provvedimento c’è l’episodio riguardante il giocatore colombiano dell’al-Nasr, Juan Pablo Pino. Arrestato dalla polizia religiosa, mentre si trovava in un centro commerciale con la sua moglie incinta, per aver mostrato in pubblico i suoi numerosi tatuaggi sulle mani e le spalle. Cosa dire? Prima di tutto che è un miracolo che il calcio sia rimasto fuori da strumentalizzazioni religiose, nonostante sia l’unica cosa che riesca a muovere le masse di tutto il mondo: dei paesi ricchi e di quelli poveri, di quelli civili e di quelli arretrati, di quelli religiosi e di quelli laici. In secondo luogo che il vituperato Blatter, che da sempre ce l’ha con le manifestazioni di fede religiosa in uno stadio (aveva anche richiamato più volte i brasiliani), anche in versione light, aveva visto lungo: mantenere ‘laico’ lo sport dovrebbe essere fra i primi doveri di ogni dirigente. Poi secondo qualcuno il laicismo è un prodotto della cultura occidentale, ma non inerpichiamoci in questi discorsi. In terzo luogo i grandi club europei che stanno venendo comprati da finanziarie di stato, con gli stati che sono quasi sempre musulmani, non sono aziende culturalmente ‘neutre’ come potrebbero esserlo una fabbrica di scarpe o un pastificio, ma enormi veicoli di comunicazione. Purtroppo ce ne accorgeremo troppo tardi.

Stefano Olivari

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I commenti sono chiusi

  1. [...] Le richieste di De Santis – Condoni (Inter Blog) I musulmani e il calcio occidentale – I passi avanti dell’Arabia Saudita (Guerin Sportivo) Il calo degli abbonati – Uno stadium piccolo piccolo (Indiscreto) Amantino [...]

  2. biagio scrive:

    la cultura islamica è chiaramente totalitaria e dittatoriale…ma a casa propria ognuna fa quel che preferisce..il guaio è che gli islamici dovrebbero capire di essere una minoranza nel mondo e di far parte comunque di un sistema mondiale…anche nel calcio quindi o si accettano le regole che tutti hanno accettato o sennò via…però occhio che a furia di venderci a questi sceicchi che ci incantano con palate di soldi, finiremo con il diventar schiavi del loro sistema

  3. giunaframa scrive:

    È vero che in alcuni paesi non esiste la democrazia, però è anche vero che nei paesi occidentali non si conosce più i limiti tra democrazia e immoralità. Certe idee bisonerebbe farle ritrovare… I media sono tra i primi responsabili di questo mondo allo sbando.

  4. maicon scrive:

    ma scusate….io sono in totale disaccordo con quello che sostiene questo imam…però come potete parlare di difendere il calcio e farlo rimanere laico se kaka,legrottaglie,cavani ed altri sono sempre li con le loro magliette “i belong to jesus” ? chi se ne frega a chi appartenete.pregate a casa vostra.perchè non glielo dice nessuno e non fate questi articoi anche in quei casi li?

  5. elio scrive:

    quando è iniziato tutto questo?

  6. ridolini scrive:

    beh, tutti i sostenitori del darwinismo sociale, del libero mercato a tutti i costi, dell’eliminazione dei lacci e lacciuoli, del laissez faire, del lasciateci lavorare, della politica del fare, sono serviti. non sempre si mangia, capita anche di essere mangiati.