Telecronisti che perdono le parole, spettatori che perdono il fiato: questa è la favola del Barcellona immortalata tra Storia e Bellezza
Cosa si fa quando si è in un posto per fare cronaca e improvvisamente si sbatte il naso contro la Storia, contro qualcosa che – pur in questo eterno presente che viviamo, dove tutto sembra al contempo importantissimo e irrilevante – riconosciamo indubbiamente, inesorabilmente e inevitabilmente come Storia? E ancora: cosa si fa quando, in un’epoca di mediocrità assortite, di mosche in mano a cui tutti danno del tu perché l’importante è esagerare, ci si imbatte nella Bellezza? In entrambi i casi la risposta è la stessa: si resta lì, percossi e attoniti, senza sapere bene cosa dire, magari balbettando qualcosa di imbarazzato.
In realtà la miglior cosa da fare sarebbe restare in silenzio, riflettere, godersi la fortuna di essere in quel posto e in quel momento. La Storia leva le parole, la Bellezza lascia la lingua secca. Ma ci rendiamo conto che non sia facile da capire, su due piedi. Specie se il tuo compito è proprio parlare. E così non ce la sentiamo di criticare più di tanto i poveri Pierluigi Pardo e Gianni De Biasi, che ieri hanno commentato per Mediaset Premium la finale di Coppa Intercontinentale (o come si chiama adesso quella roba lì, ridotta a una porcata sia nel nome che nella formula). E hanno assistito – dallo studio, peraltro: non erano a Yokohama – alla definitiva consacrazione della più grande squadra di tutti i tempi, il Barcellona. Uno show indimenticabile (anche se noi, pignoli e filo-catalani come siamo per motivi etici ed estetici, possiamo dire di averlo visto giocare anche molto meglio di così) fatto di piedi di velluto, schemi a orologeria, dribbling, talento e parecchio altro. Cose che raramente si vedono in partite di questo livello, dove anche se la differenza di valori è netta prevalgono tensione e nervosismo. Qui invece è stata una sinfonia di Messi, Xavi (per noi è il migliore di tutti, anche se non vincerà mai il Pallone d’oro) e tutti gli altri. La Bellezza del calcio. E la Storia, perché appunto hai la prova e la controprova che sia la squadra più forte di sempre.
Ci sarebbe di che criticare Pardo e De Biasi (De Biasimo?) per la telecronaca che hanno fatto della Storia e della Bellezza. Il primo, che è molto bravo e lo diciamo senza ironia alcuna, a un certo punto di fronte a cotanto show non ha più saputo bene cosa dire: è il problema del telecronista quando il risultato diventa presto certo e non più in bilico. Qualunque giornalista preferisce un match incerto e palpitante a un monologo, anche se di qualità elevatissima. E così si è lasciato andare a un po’ di battute incomprensibili, tipo “possesso palla del Barcellona 120%” (cioè non si comprendeva che era una battuta) e a un po’ di esaltazioni dei catalani non particolarmente originali, ma è appunto il problema del non saper bene cosa dire quando sei davanti alla Storia e alla Bellezza. Con in più la oggettiva difficoltà di un commento, come si dice in gergo, dal tubo e non dal vivo, che inevitabilmente leva pathos e qualità. Ancor peggio però è andata a De Biasi. Che – dobbiamo confessarlo – ci ha fatto pentire di tante maledizioni che da spettatori abbiamo in passato lanciato a Fulvio Collovati. Ebbene sì, il neo-Ct dell’Albania è riuscito a superare il grande Fuffo nella banalità dei commenti tecnici. Non sappiamo se sia così sempre perché, confessiamo, era la prima volta che lo ascoltavamo. Ma ci ha lasciato ammirati per quanto ha dato continuamente ragione al telecronista (che è il vecchio difetto di tutte le seconde voci, anzi il principale), e soprattutto per come lo ha fatto, cioè ripetendo sempre con altre parole il concetto che Pardo aveva appena espresso. Per il resto notazioni tattiche (sarebbero il compito di un allenatore) in dosi omeopatiche e banalità assortite, oltretutto con una voce soporifera, ben diversa da quella ritmata del suo co-equipier. Non che sia stata una telecronaca catastrofica, perché le telecronache catastrofiche sono tutt’altro, ma la partita avrebbe richiesto qualcosa di completamente diverso. Un commento alla Martellini, per capirci, giusto i nomi di chi toccava palla e poco più, lasciando a noi il compito di assaporare questo cioccolatino, lasciandocelo sciogliere in bocca lentamente, anziché accompagnarlo con banalità.
Tutto questo però l’avremmo detto se quella di ieri fosse stata una partita normale. Invece era appunto la Storia e la Bellezza messe assieme. E se anche il Santos ha balbettato trovandosi di fronte in campo la Storia e la Bellezza, fino a dare l’impressione di non avere mai visto una sola partita del Barça tanto gli ha offerto la giugulare facilitandone il gioco, beh se capita questo volete che ce la prendiamo con una telecronaca fatta davanti a uno schermo?
di Livio Balestri
telecommando@hotmail.it


….spero che vi abbiano risparmiato almeno il colore del “cielo sopra Yokohama” … se non fosse per la scarsa riconoscibilità dei giocatori sul “campo lungo”, sarebbe il caso che le TV risparmiassero sui telecronisti, essendo sufficiente il “rumore da stadio2. se penso che un pescivendolo come caressa crede di essere un intenditore di calcio…. vabbuo’…lasciamo perdere… siamo in clima natalizio!
Squadra bella e invincibile come nessuno prima
Caressa diventa,telecronaca sempre più insopportabile.Gli cambiassero almeno il compagno,perchè anche Bergomi diventa ripetitivo(nel senso che ripete ciò che dice il “buon” Fabio) e seccante.Sul Barcellona la penso come carloca.
I telecronisti non hanno capito che il loro compito è quello di accompagnare la partita invece fanno commenti che durano 10 minuti e anche dopo un’azione bellissima riescono solamente a dire Gol!!! E poi ripartono con altri 10 minuti di statistiche. Il telecronista che è affetto maggiormente da manie di protagonismo è Caressa purtroppo i migliori lavorano in radio.
Sulla definizione di squadra più forte di sempre ci andrei coi piedi di piombo. Non per essere bastian contrario a tutti i costi, ma penso semplicemente che, essendo il football uno sport caratterizzato da periodici cambiamenti anche radicali (che possono essere evolutivi o involutivi, io ad esempio penso che al momento si sia in una fase di regresso), semplicemente ogni epoca abbia la sua squadra più forte, non paragonabile alle precedenti e alle successive: al massimo è possibile fare una selezione “non competitiva” degli squadroni di ogni periodo storico, e di certo questo Barça vi entrerebbe a pieno titolo.
Altra cosa che non mi trova d’accordo: definire l’attuale Mondiale per club una porcata. Boh, a me sembra solo che, democraticamente, lo si sia reso davvero Mondiale, allargandolo a rappresentanti di tutti i continenti, come doveva essere da sempre. Poi alla fine emergono i valori più elevati e la finale è quasi sempre uno scontro Europa – Sudamerica (né più né meno di quanto accadeva con la vecchia Intercontinentale), ma può scapparci anche qualche piacevole sorpresa come l’anno passato, ed è facile che, come accade nei Mondiali per Nazioni, tali sorprese possano diventare più frequenti col passare degli anni. In tutto ciò vedo solo aspetti positivi.